Joan Mirò a Otranto

Dal 27 Giugno 2009 presso il Castello Aragonese di Otranto, vengono ospitate alcune collezioni del geniale artista Joan Mirò (1893-1983), uno dei principali esponenti del surrealismo. la mostra ripercorre attraverso una selezione di litografie lo straordinario alfabeto di segni creato dal maestro, realizzato con l’utilizzo di forme e colori unici.
Il costo per accedere alla mostra è di 5 euro, sarà aperta al pubblico fino al 27 Settembre 2009 dalle: 10.00 alle: 13.00 e dalle: 16.00 alle: 23.00.
Per maggiori informazioni www.miroaotranto.it
Di seguito, l’intervento di Sebastiano Guerrera che ci aiuta a scoprire e capire meglio l’artista:
“I poeti che Masson mi ha presentato mi interessavano molto più dei pittori che ho incontrato a Parigi. Ero impressionato dalla idee che esprimevano, in particolare delle loro discussioni sulla poesia “.
(Joan Mirò)
Quello di Mirò per la poesia fu un amore ricambiato. I poeti che conobbero il grande pittore catalano videro in lui l’incarnazione del perfetto connubio tra scrittura e immagini, la personificazione del totale accordo tra le due arti. Nella storia del Libro d’artista, da Miro in poi l’artista figurativo non è stato più il semplice illustratore di un testo letterario ma un coautore a tutti gli effetti.
Tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, il collezionista e mercante d’arte Ambroise Vollard ebbe la felice idea di diventare anche editore dando la spinta decisiva alla grande tradizione dei Livres de peinues, che ebbero per tutto il novecento un tale successo di critica, di pubblico e di merito da diventare oggetti preziosi da collezionare e da custodire, pubblicazioni che rappresentano il caso più riuscito di collaborazione tra letterati, editori e artisti. Tra essi, Miro è stato un protagonista assoluto: egli ha dato vita ad una vastissima produzione con risultati in molti casi così elevati da potersi considerare veri e propri capolavori. Due di questi sono Parler seul e Ubu roi.
Parler seul, pubblicato nel 1950, è il frutto della prima già perfettamente riuscita collaborazione tra Mirò e il grande editore Aimé Maeght. Questi mise a disposizione del pittore i torchi del maggiore stampatore parigino dell’epoca, Fernand Mourlot, per realizzare un libro d’artista su un difficile testo che Tristan Tzara aveva scritto durante la sua permanenza in manicomio. La scrittura di Tzara, nella quale convergevano l’anarchia dadaista, la visionarietà surrealista e il cosiddetto “flusso di coscienza”, venne accompagnata da oltre settanta litografie di Mirò che avevano lo scopo di integrare l’opera del poeta rumeno: in Parler seul l’artista catalano non volle “illustrare” il testo ma preferì far dialogare le sue litografie con le parole di Tzara, giungendo ad una rara ed esemplare simbiosi tra scrittura e immagini.
Per questa ragione il Parler seul di Miro e Tzara può essere considerato un perfetto ipertesto: il ritmo, l’ordine e l’equilibrio sembrano provenire da una sola voce, i versi e le immagini da un’unica mano.
Simile e il caso di Ubu roi. Pubblicato nel 1966 dall’editore Tériade, altro grande protagonista della storia del libro d’artista, e accompagnato da tredici litografie stampate anche in questo caso da Mourlot. In Ubu roi, Mirò si confronta con un testo teatrale di Alfred Jarry pubblicato per la prima volta nell’aprile del 1896 e messo in scena pochi mesi dopo. La farsa, che narra la storia del rozzo e sfrontato Padre Ubu e del suo crudele e spietato tentativo di scalata al potere, è unanimemente considerata anticipatrice di molti motivi che furono alla base del Surrealismo e del Teatro dell’Assurdo.
Già negli anni venti del novecento Mirò era rimasto impressionato dalla pièce di Jarry e quando nel 1966 ebbe l’opportunità di affrontare l’opera decise di adottare una soluzione formale che “completasse” visivamente il testo, trasformando in immagini alcune scene quasi a sottolinearne e ad amplificarne i temi e i caratteri dei personaggi.
ll Mirò maturo di quegli anni non ebbe esitazioni a fare concessioni alla forma e al colore: le tredici scintillanti tavole che scortano il lettore lungo la lettura di Ubu roi offrono l’occasione per vedere l’impercettibile, fanno da guida dentro quei paradossi e quelle contraddizioni dell’uomo svelate dal testo di Jarry.
Sebastiano Guerrera